Storia delle ricerche archeologiche

Veduta aerea scavo archeologico S. Marco NE con la collina del faro

Veduta aerea scavo archeologico S. Marco NE con la collina del faro

 

Veduta aerea scavo (foto da elicottero del Comando Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme)

Fig. 1. Veduta aerea scavo (foto da elicottero del Comando Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme).

Le prime indagini sistematiche svolte nell’area di S. Marco (identificata dai ruderi di una chiesetta medievale attribuita all’evangelista) risalgono al 1986, allorquando Henri Tréziny e M. Teresa Iannelli, coadiuvata da S. Collin Bouffier, aprivano due saggi pressoché contigui, indicati rispettivamente con le sigle SAS I e SAS II, per verificare tanto l’andamento della cortina muraria, in questo tratto segnato a tratteggio nella pianta pubblicata da Paolo Orsi, quanto la prosecuzione della plateia (strada larga) avente un’ampiezza pari a 14 m, già indiziata da un breve tratto di acciottolato stradale messo in luce in un saggio del 1984 (ripreso poi nel 1999) situato a est della linea ferrata Taranto-Reggio Calabria.

A queste campagne ne seguirono altre, sempre dirette da M. Teresa Iannelli, Direttore responsabile del territorio, in collaborazione con A. Pietro, A. La Fragola, M. D’Andrea, M. Simonetti, condotte negli anni 1988, 1991, 1994, 1995, 1996 e rimaste sostanzialmente inedite: esse mettevano in luce una realtà archeologica del tutto nuova e controversa, che riapriva il problema del modello urbanistico adottato nella fascia a mare, senza dare risposte certe alle domande iniziali.

Nel saggio SAS I (fig. 1) venivano alla luce due unità abitative orientate in senso nord-sud, quella più settentrionale formata da un solo vano tagliato a nord da una scarpata moderna, l’altra costituita da 4 vani che in senso longitudinale coprivano una lunghezza complessiva di poco meno di 17 m, separate da uno stretto ambitus (vicolo), probabilmente funzionale allo scorrimento delle acque, più una serie di strutture murarie più antiche e livelli di uso e abbandono compresi tra il VI e il III sec. a.C.

Meno chiara la situazione messa in luce nel saggio SAS II dove insisteva un lungo muro costruito nella tecnica cosiddetta a ‘nido d’ape’ (grossi ciottoli di fiume incorniciati da scaglie di pietra grigia e ricorsi in laterizi) orientato in senso nord-sud e perfettamente allineato sull’asse della plateia principale (p 5; fig. 3) dell’impianto urbano più recente, che tagliava i resti di almeno due vani più antichi.

Nell’agosto del 2003 l’Università degli Studi di Firenze, grazie alla consueta liberalità di M. Teresa Iannelli e al sostegno di Elena Lattanzi, all’epoca Soprintendente Archeologo della Calabria, poteva riprendere le indagini (dirette dalla scrivente) in quel settore dell’area compreso tra il mare ad est, la strada ferrata Taranto-Reggio Calabria ad ovest, l’area di Casamatta a sud e la fiumara Assi a nord, da questo momento in poi denominato S. Marco nord-est per distinguerlo dal settore nord-ovest, sito più a monte e compreso tra la ferrovia Taranto-Reggio Calabria e la strada statale 106 Jonica (fig. 1), nel quale insistono, oltre ai resti della chiesetta, importanti strutture riferite alla statio romana ricordata dagli Itineraria (carte stradali) (in proposito vedi quanto più ampiamente detto supra da M. Teresa Iannelli). Da allora si sono succedute oltre dieci campagne di scavo sostanziatesi prevalentemente nell’ampliamento e approfondimento del saggio già denominato SAS II, che, rispetto a quello più a nord indicato con la sigla SAS I, risultava meno indagato e più problematico (fig. 2).

Planimetria generale del settore di scavo di S. Marco NE

Fig. 2. Planimetria generale del settore di scavo di S. Marco NE