Prime presenze greche tra VIII e VII sec. a.C.

Le più antiche tracce di frequentazione greca restituite dal sito della futura Kaulonía provengono proprio da S. Marco NE: si tratta di alcuni frammenti di vasi per bere a decorazione lineare inquadrabili tra il 750 e il 740/30 a.C. (fig. 1; nn. 1-3). Essi appartengono ad un insieme di forme vascolari ben attestate a questa data soprattutto in fiorenti insediamenti indigeni entrati precocemente in contatto con l’elemento greco e testimoniano chiaramente come il territorio della nostra colonia già prima dell’arrivo dei primi Achei fosse pienamente inserito nelle più antiche rotte di frequentazione delle coste e dell’immediato entroterra del sud della penisola (vedi Prima delle colonie).

frammenti di protokotylai di fabbrica corinzia e euboica da S. Marco NE

Fig. 1. A sinistra protokotyle corinzia (da COLDSTREAM 1968); a destra frammenti di protokotylai di fabbrica corinzia e euboica da S. Marco NE.

Fig. 2. Ceramiche nello stile di Thapsos con decorazione a pannello (da NEEFT 1981).

Fig. 2. Ceramiche nello stile di Thapsos con decorazione a pannello (da NEEFT 1981).

Un interesse particolare riveste la presenza tra questi materiali di un tipo di coppa documentata unicamente a Pitecusa (n. 2): con altri oggetti provenienti dalla Sibaritide e dalla Locride essa attesta infatti l’esistenza di circuiti commerciali che collegano l’area ionica calabrese a quella tirrenica campana.

Segue cronologicamente un nucleo di frammenti appartenenti a vasi nello stile cosiddetto di Thapsos, dal nome del sito dove per la prima volta la classe in questione è stata riconosciuta, l’attuale penisola di Magnisi in Sicilia. Morfologie ancora una volta legate al consumo del vino, questi vasi hanno decorazione di tipo lineare caratterizzata dalla presenza, negli esemplari più antichi, di un pannello riempito con motivi geometrici più o meno elaborati posto all’altezza delle anse (fig. 2).

La fase più tarda della produzione, da collocare alla fine dell’VIII-inizi del VII secolo a.C., è rappresentata principalmente da coppe con decorazione lineare limitata alla parte superiore della vasca e/o al labbro (fig. 3) come nel caso dei reperti restituiti dallo scavo di S. Marco (nn. 4-5).

 

Fig. 3. Coppe nello stile di Thapsos plain type (da NEEFT 1981).

Fig. 3. Coppe nello stile di Thapsos plain type (da NEEFT 1981).

La cronologia e l’ampia distribuzione di questi manufatti all’interno del perimetro urbano – analoghi rinvenimenti si registrano nell’area del santuario di Punta Stilo, nello scavo del sottopasso 106 in prossimità del parco archeologico, in proprietà Zaffino, alla ‘casa del drago’ – indicano con chiarezza che i primi coloni greci arrivarono a Kaulonía sul finire dell’VIII secolo a.C., esattamente come a Sibari e Crotone dove la data di fondazione posta entro l’ultimo quarto del secolo dalle fonti storiche è confermata archeologicamente proprio dalla presenza di questo tipo di reperti. Per tutta la fase che precede la metà-fine del VII secolo a.C. – periodo al quale possono essere datate le più antiche strutture murarie rinvenute a S. Marco: vedi Fase alto-arcaica – la presenza greca in questo e in altri settori della città continua ad essere indiziata da cospicui rinvenimenti di reperti mobili. Essi restituiscono per queste prime fasi di vita dell’abitato l’immagine di una colonia pienamente inserita nelle correnti di traffico che interessano tutti i siti della costa ionica, commercialmente collegati con i principali centri esportatori della madrepatria, in particolare Corinto. Da qui dovevano infatti provenire, ad esempio, ricercati vasi destinati alla toeletta femminile come le pissidi delle quali rimangono solo le prese dei relativi coperchi (fig. 4; n. 7) o, ancora, coppe e kotylai (tazze) con semplicissima decorazione lineare, molto richieste probabilmente per via della precisione nell’esecuzione della decorazione e dell’alto livello tecnico testimoniato dalla sottigliezza delle pareti (figg. 5-6).

Fig. 4. Pissidi di produzione corinzia da Francavilla Marittima (da La dea di Sibari, I).

Fig. 4. Pissidi di produzione corinzia da Francavilla Marittima (da La dea di Sibari, I).

Fig. 5. Pareti di kotylai protocorinzie da S. Marco NE e ricostruzione delle forme (disegni da NEEFT 1982; La dea di Sibari, I).

Fig. 5. Pareti di kotylai protocorinzie da S. Marco NE e ricostruzione delle forme (disegni da NEEFT 1982; La dea di Sibari, I).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fig. 6. Frammenti di coppe di produzione corinzia da S. Marco NE e esemplare da Francavilla Marittima (da La dea di Sibari, I).

Fig. 6. Frammenti di coppe di produzione corinzia da S. Marco NE e esemplare da Francavilla Marittima (da La dea di Sibari, I).

La piena vitalità dell’insediamento è ben testimoniata inoltre dalla comparsa, già nel corso del VII sec. a.C., di produzioni coloniali di ceramiche che ricalcano forme e motivi decorativi in voga nello stesso periodo in Grecia. Ancora una volta si tratta soprattutto di servizi destinati al consumo del vino composti da kylikes (coppe; nn. 12‐14), kantharoi (tazze profonde; fig. 7) e stamnoi (fig. 8; n. 9), grandi vasi funzionalmente assimilabili ai crateri e quindi utilizzati per mescolare il vino con l’acqua contenuta nelle hydriai, ben attestate nel quartiere di S. Marco insieme ad altre suppellettili d’uso quotidiano quali ad esempio le lekanai (bacini; n. 10). Più limitata la presenza invece di vasi impiegati in ambiti diversi come gli aryballoi (vedi La cura personale e n. 8) o i vasi miniaturistici. Spicca il rinvenimento tra questi ultimi di una certa quantità di olpai (brocchette) prodotte fino al V secolo a.C. (nn. 6,34); per questa particolare tipologia di contenitori, aventi tutti dimensioni e soprattutto capacità molto simili, è ipotizzabile un utilizzo primario come unità di misura per liquidi della capienza di circa 135 cc, pari cioè alla metà di una kotyle (uno dei principali sistemi di misurazione in uso nel mondo greco); in virtù di questa funzione potrebbero essere stati impiegati solo in un secondo momento come offerte votive (vedi I culti domestici e Fase alto e tardo‐arcaica).

Fig. 7. Kantharoi di tipo acheo. In alto disegno ricostruttivo di un frammento da S. Marco NE; in basso esemplare da Montescaglioso, tomba dell’Edificio Scolastico (da TOMAY 2002).

Fig. 7. Kantharoi di tipo acheo. In alto disegno ricostruttivo di un frammento da S. Marco NE; in basso esemplare da Montescaglioso, tomba dell’Edificio Scolastico (da TOMAY 2002).

Fig. 8. Stamnos dall’Incoronata di Metaponto (da Megale Hellas).

Fig. 8. Stamnos dall’Incoronata di Metaponto (da Megale Hellas).