La fase ellenistica e la tarda antichità

Dopo l’abbandono della casa classica nell’area di San Marco viene impiantato un complesso edilizio del tutto nuovo per apprestamento e orientamento (fig. 1, in rosso).

 

Fig.1

I due muri perimetrali che ne delimitano l’esterno non sono stati ancora riportati alla luce per intero: per il momento, la lunghezza massima del braccio nord-sud è di ca. 18 metri, 10 quella del braccio est-ovest. Entrambi sono intervallati da setti murari più brevi, 4 in direzione est- ovest, 1 in direzione nord-sud. Le strutture hanno un lato realizzato nella tecnica detta “a nido d’ape”, caratterizzata dall’impiego di ciottoli fluviali di medie dimensioni inseriti in una griglia formata da spezzoni di laterizi infissi di taglio; l’altro lato mostra, invece, filari sovrapposti di tegole (figg. 2-3).

Fig.2

L’orientamento della struttura diverge notevolmente da quello codificato durante la prima fase edilizia e mantenuto inalterato fino alla fine del IV sec. a.C. Possiamo dunque ipotizzare che al momento dell’impianto di questo nuovo complesso, attribuibile per le sue caratteristiche a funzioni di tipo artigianale e di stoccaggio, l’impianto urbanistico di tutta la città sia cambiato.

Fig.3

Dopo l’abbandono di questa struttura, databile intorno al II-I sec. a.C., l’area fu utilizzata per il seppellimento di animali e successivamente, in età tardoantica, ospitò una piccola necropoli della quale sono da segnalare una sepoltura con copertura di tegole e una tomba ad enchytrismos in un’anfora di metà IV-V sec. d.C.

 

I resti faunistici

Fig.4

Il materiale faunistico esaminato è stato recuperato durante la campagna di scavo effettuata nel sito di Caulonia antica nel 2008.
I resti provengono dal Saggio “C” e risultano tutti in buono stato di conservazione (fig. 1). Le analisi osteologiche hanno permesso di determinare le specie a cui appartenevano: il suino, il bovino e l’equino.
I resti riconducibili al suino sono soprattutto porzioni del cranio: frammenti di osso palatino, di osso frontale, di mascellare destro con primo molare permanente e mascellare sinistro con i quattro premolari e i primi due molari permanenti. Sono stati ritrovati, inoltre, due denti sciolti: un canino superiore riferibile ad un individuo di sesso maschile ed un terzo molare permanente. L’unico elemento dello scheletro appendicolare è la porzione prossimale di una tibia sinistra con l’epifisi articolare appena fusa: ciò indica che l’animale, al momento della morte, aveva un’età compresa tra i 3 e i 3 anni e 1⁄2.

Fig.6

Fig.5

Il campione faunistico riferibile al bovino è rappresentato da un unico elemento anatomico: il cranio. L’analisi dell’eruzione dentaria ha permesso di stabilire che l’animale era stato macellato alla fine del suo ciclo vitale, il terzo molare permanente indica che si tratta di un individuo adulto. Si notano, inoltre, sull’area temporale destra del cranio evidenti tracce di scarnificazione (fig. 4), segno tangibile di una privazione delle carni in una fase antecedente alla formazione del deposito archeologico.

La maggior parte dei reperti ritrovati è riconducibile ad un equino. Dello scheletro, quasi completo (fig. 5), sono stati recuperati il cranio, diversi frammenti di coste, le vertebre cervicali, alcune vertebre toraciche e lombari e le zampe posteriori (fig. 6, particolare del tarso sinistro). Durante lo scavo gli elementi scheletrici si presentavano in connessione anatomica (fig. 7).  Sulla base delle osservazioni delle superfici ossee non sono state riscontrate né modificazioni di origine antropica né alterazioni patologiche a carico delle ossa. Un’unica alterazione è stata riscontrata sulla superficie occlusale dei secondi molari superiori, che presentano tracce di usura da morso (figg. 8-9). L’esame delle epifisi articolari (tutte saldate) e dei denti ha consentito di attribuire i resti scheletrici ad un esemplare di età adulta e di sesso maschile.

Fig.8

Fig.7

La mandibola e la mascella presentano una dentizione completa e quattro robusti canini, carattere diagnostico per la determinazione del sesso nei cavalli. Questi denti sono sempre presenti nei maschi e assenti nelle femmine; solo raramente le femmine presentano canini di piccole dimensioni.

La presenza di ossa integre ha permesso di calcolare, in base ai coefficienti di May (May 1985 Widerristhöhe und Langknochenmasse bei Pferden-ein immer noch aktuellses Problem , Z. Säugertierkunde, 50, pp. 368-382), l’altezza al garrese dell’equino. I risultati ottenuti, cm 110 da un metatarso e cm 116 da un femore, indicano che si tratta di un animale di piccole dimensioni.

Fig.9

L’esame osteologico non ha, tuttavia, potuto chiarire l’assenza delle zampe anteriori dell’animale, le quali risultavano già assenti al momento dell’interramento, infatti, l’osservazione stratigrafica non ha evidenziato alcun evento post-deposizionale. L’unico dato certo è che al momento della formazione del deposito, sulle ossa c’erano ancora i principali legamenti, questo spiegherebbe il ritrovamento degli elementi scheletrici ancora in connessione anatomica. Si potrebbe ipotizzare che tutti i resti faunistici del Saggio “C” siano il risultato di un’azione di ripulitura dell’area circostante.

 

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